FME. Progetto SVE: solo un punto di partenza

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Il logo grafico creato per il nuovo progetto SVE (courtesy: ONiDEA adv)

Le statistiche sul venduto di FME aprono un nuovo capitolo nei rapporti tra distribuzione e industria.

“Il progetto SVE è estremamente complesso. Richiede continui aggiornamenti per garantire la correttezza dei dati, ma anche la conformità delle procedure alle normative vigenti. In quest’ottica, è stato istituito un comitato tecnico composto da rappresentanti dei consorzi della distribuzione e delle multinazionali, che si riunisce su convocazione, per valutare l’andamento generale ed esaminare le eventuali problematiche che possono manifestarsi”, evidenzia Ezio Galli, presidente di FME.

Che tipo di risposta c’è stata in termini di sottoscrizioni al servizio?

I distributori vi accedono gratuitamente, in quanto fornitori dei dati. Tra i produttori, invece, il numero di sottoscrizioni è già soddisfacente, ed entro la fine del 2019 saranno attivate le utenze di alcune importanti multinazionali.

Ezio Galli, Presidente FME “…Le statistiche SVE hanno suscitato curiosità anche da parte di produttori che in passato si erano dichiarati scettici al riguardo. Molti di loro le hanno messe in relazione con i propri dati, che a loro volta vengono rilevati con modalità diverse e non sempre omogenee, riconoscendosi nella maggior parte dei casi almeno nei trend generali”

Quali sono i feedback relativi al gradimento e all’utilità percepita dei dati?

Le statistiche SVE hanno suscitato curiosità anche da parte di produttori che in passato si erano dichiarati scettici al riguardo. Molti di loro le hanno messe in relazione con i propri dati, che a loro volta vengono rilevati con modalità diverse e non sempre omogenee, riconoscendosi nella maggior parte dei casi almeno nei trend generali. Non manca naturalmente chi mantiene un atteggiamento critico o disinteressato nei confronti dell’iniziativa.

Basandosi sulle righe del venduto, i dati dello SVE sono di per sé oggettivi..

Certo. Il servizio offre un’analisi completa e una visione d’insieme del mercato, perché la raccolta dei dati avviene secondo procedure ben codificate. Ma occorre garantire che la rilevazione dei dati avvenga con costanza e regolarità. A seguito delle uscite di Elettroveneta e Demo dalla compagine Findea, ad esempio, è stato necessario un nuovo trasferimento dei dati, affinché gli stessi mantenessero la propria coerenza.

Come procede la condivisione del progetto con gli altri partner istituzionali?

Ci auguriamo di poter coinvolgere ulteriormente nel progetto ANIE, con cui il dialogo resta comunque aperto, mentre con AICE siamo al lavoro per rendere più dettagliate le rilevazioni relative ai cavi, categoria nella quale oggi rientrano diverse tipologie di prodotto.

Oltre lo SVE, che cosa c’è nei piani della Federazione?

Il programma che avevamo stilato all’inizio del mio mandato alla presidenza, in scadenza il prossimo dicembre, comprende la riattivazione delle associazioni regionali. In quest’ambito non abbiamo fatto molto: mi piacerebbe che si potesse recuperare terreno.

Quali sono i problemi da risolvere su questo versante?

Dobbiamo anzitutto premettere che le regionali che sono state attive in Lombardia, Piemonte, Toscana e Lazio, non sono dirette emanazioni di FME, bensì libere iniziative di imprenditori appartenenti a uno stesso territorio, i quali avevano deciso di incontrarsi per condividere idee e iniziative. A causa di questa natura “spontanea” e non ufficiale, diverse multinazionali non hanno potuto prendervi parte o hanno dovuto lasciarle, in ottemperanza alle policy che regolamentano le attività da svolgere sul territorio. Sarebbe stato diverso se queste organizzazioni avessero avuto uno statuto federativo che permettesse di ricondurle direttamente alla Federazione. FME si farà carico di riattivare nuovi tavoli, magari un po’ più allargati in senso territoriale: ragionare in termini strettamente regionali oggi non ha più senso. Si potrebbe ad esempio valutare una suddivisione tra nord, centro e sud.

Quali vantaggi darebbe un rilancio dell’associazionismo sul territorio?

Oggi FME dialoga con i consorzi, che a loro volta raggiungono tutti gli associati. Se riuscissimo a stabilire un contatto diretto e soprattutto bidirezionale con queste aziende, saremmo in grado di cogliere tematiche o problematiche da portare all’attenzione della Federazione a livello nazionale. Una suddivisione territoriale in macroaree potrebbe facilitare questo approccio.

A dicembre si rinnovano le cariche associative: c’è spazio per una conferma?

Giunti a questo punto, mi risulta difficile pensare di non andare avanti. Se qualcun altro vorrà candidarsi alla presidenza, ben venga: io continuerei a dare il mio contributo alla Federazione in un altro ruolo. Ma qualora i colleghi mi chiedessero di restare presidente, non mi tirerei di certo indietro.

Qui il link alla pagina sul sito FME per accedere alla Documentazione SVE – Statistiche Venduto settore elettrico  

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