Fatturazione elettronica

La digitalizzazione al giro di boa

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Cosa succede nei mercati B2B italiani, materiale elettrico incluso, a 6 mesi dall’entrata in vigore dell’obbligo di fatturazione elettronica?

Dal 1 gennaio ai primi di giugno 2019, sono state 854 milioni le fatture elettroniche rivolte a imprese (il 54%), PA (2%) e privati (44%) inviate da 3,2 milioni di partite IVA, vale a dire il 64% delle imprese italiane. Soltanto il 3% (25 milioni) delle fatture è stato scartato dal SdI: questo è quanto certifica la ricerca dell’Osservatorio Fatturazione Elettronica & eCommerce B2b della School of Management del Politecnico di Milano. Quasi due terzi delle fatture inviate provengono dai settori del commercio all’ingrosso e al dettaglio (28%), utility (19%) e servizi (17%). Più della metà è stato inviato da aziende con sede in Lombardia (34%) e nel Lazio (22%), il 12% viene da Sud e Isole.

Ciclo attivo e passivo. Secondo oltre la metà del campione coinvolto nell’indagine, i maggiori benefici riguardano la ricezione delle fatture, la maggiore velocità della registrazione, la semplificazione della verifica, l’approvazione del pagamento. Sul ciclo attivo si apprezzano la riduzione dei tempi di pagamento e la più rapida riconciliazione dei pagamenti. Nel ciclo passivo, circa un quarto delle imprese dichiara di non avere tratto alcun beneficio (21% delle grandi imprese e 32% delle PMI). Sul ciclo attivo, sono state soprattutto le PMI a non percepire alcun beneficio (43% contro il 27% delle grandi imprese). C’è chi evidenzia l’appesantimento delle attività gestionali sul ciclo passivo (20% grandi aziende e 18% PMI), aumento dei tempi di pagamento (15% e 12%) e maggiore lentezza nella riconciliazione dei pagamenti (12% e 9%).

EDI. Circa 150mila imprese hanno adottato nel 2018 una soluzione digitale a supporto dei processi aziendali, il 15% in più rispetto al 2017 e un aumento del 16% annuo dal 2012, quando le imprese che utilizzavano strumenti digitali erano 60mila. 16mila sono connesse tramite sistemi EDI (+23% rispetto al 2017) per scambiarsi i principali documenti del ciclo dell’ordine. Più del 97% delle imprese connesse appartiene a cinque settori: automobilistico, elettrodomestici ed elettronica di consumo, farmaceutico, largo consumo e materiale elettrico. Il numero di documenti tocca quota 210 milioni, con un incremento del 27% sul 2017 e del 600% rispetto al 2009 (+24% la crescita media annua). 55 i milioni di scambi di fattura via EDI nel 2018, pari al 26% del totale dei documenti transitati (+10%). Seguono l’ordine, col 15% del totale, l’avviso di spedizione, con 23 milioni e l’11% dei documenti scambiati (+10%), e le conferme d’ordine, che registrano la crescita più significativa, da 3,2 a 8 milioni di documenti (+150%, il 4% del totale).

Marketplace. L’Osservatorio ne ha censiti 23 in ambito B2B. Il 65% sono marketplace multi-settore che spaziano dall’alimentare all’elettronica di consumo, dall’abbigliamento al materiale elettrico. Non tutti permettono di effettuare una transazione. Circa il 40% supporta soltanto attività di lead generation, il 23% funge da vetrina. Sono in prevalenza americani (35%) o cinesi (18%), mentre i 7 italiani hanno caratteristiche molto diverse rispetto a quelle dei grandi operatori internazionali. 2 di questi permettono acquistare, gli altri 5 mirano a generare contatti di potenziali clienti o mirano a promuovere il made in Italy.

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