Strategie

Dare continuità al lavoro svolto

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Il numero uno di Arame valuta positivamente il momento dell’associazione di categoria che – anche grazie al traino degli ultimi sviluppi di filiera – sta riorganizzando le fila in Toscana ed Emilia Romagna

Se gli accordi di Venarìa avevano rafforzato la fiducia degli uomini Arame, il day-after ha posto subito nuovi obiettivi. “Ci stiamo concentrando su attività territoriali che supportino i grossisti nella comunicazione dei dati, in modo da rendere efficace l’intesa con ANIE e FME”, inquadra la questione Antonio Franceschi. Nella piena operatività del suo terzo mandato, il presidente propone la sua lettura delle ultime evoluzioni del mercato di settore.

Cosa è cambiato nella vostra gestione quotidiana?

Se consideriamo che l’esigenza di base era il corretto calcolo delle provvigioni di competenza delle agenzie, oggi ci siamo resi conto che il nuovo accordo è uno strumento di lavoro. I dati comunicati dai distributori permettono infatti di valutare quotidianamente l’attività svolta sul territorio e di bilanciarla in caso di eventuali criticità. Naturalmente, dovremo mantenere alta la guardia nei confronti delle continue evoluzioni del settore.

Ad esempio la nascita di una nuova realtà della distribuzione. Non un consorzio, comunque un “big”…

Il passaggio di fatturati da Megawatt e Comoli Ferrari agli altri componenti di Rete Elettrica Italiana è uno dei fatti nuovi, sopravvenuti a inizio anno. Ho già ottenuto la disponibilità da parte dei funzionari REI di ritrovarci a un tavolo per stabilire linee-guida che agevolino la comunicazione dei dati.

Crede che il trend aggregativo sia ormai inarrestabile?

L’evoluzione è sotto gli occhi di tutti e sono ipotizzabili delle ulteriori concentrazioni. Senz’altro avverrà con dinamiche diverse, più lente, rispetto ad altri Paesi europei, poiché l’Italia ha precise caratteristiche peculiari.

Come si evolverà, di conseguenza, il ruolo di Arame?

Quello cui stiamo assistendo potrebbe far pensare che, a loro volta, le agenzie possano unire le forze. Ma al momento, queste strutture sono radicate sui rispettivi territori e svolgono attività a carattere regionale. Una strutturazione diversa è impensabile, almeno nel breve e nel medio periodo. Non vedo la possibilità di aggregazioni “pure”, mentre è più probabile il ricorso allo strumento delle reti d’impresa.

Restando in ambito regionale, nel 2013 il fronte caldo è stato la Toscana.

In quell’area, storicamente strategica per Arame, le nostre attività erano rallentate. Ormai sono riprese grazie all’apporto di forze nuove e, nelle prossime settimane, avremo la nomina di un nuovo consiglio direttivo e di un presidente.

Da un versante all’altro dell’Appennino, in Emilia Romagna c’era una situazione in divenire…

Anche in quest’area è in corso una ripresa. Sono pervenute diverse richieste di adesione, ma anche semplici contatti, che stiamo prendendo attentamente in considerazione. Se non altro, l’evoluzione in atto nel mondo della distribuzione sta rafforzando l’esigenza delle agenzie di avere un punto di riferimento in un’associazione di categoria, come appunto è Arame.

Dunque, la crisi ha valorizzato il vostro ruolo di anello di congiunzione a monte della filiera?

Sì, anche a livello istituzionale, dove le altre associazioni ci hanno chiesto di ridiscutere i problemi che si presentano nelle relazioni tra i componenti. Oltretutto, il tavolo di lavoro creato con ANIE e FME, che ha condotto all’intesa di ottobre, è permanente e spero possa al più presto affrontare anche il delicato problema della nostra sostenibilità economica, oggi compromessa dai nuovi compiti che le agenzie, negli anni, hanno via via assunto.

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