Punto di Vista

Azienda chiusa… per “mancata digitalizzazione”?

Giorgio Casanova – Direttore Generale METEL (http://www.metel.it)

Negli anni ’80, come tutti, vivevo l’avvento dei personal computer. Per me rappresentava una grande novità tecnologica mentre echeggiava la voce di alcuni guru che ammonivano i mercati, relegando ad una follia l’idea che il pc sarebbe un giorno divenuto un gadget familiare come il televisore o il frigorifero: a distanza di quasi 40 anni non solo è entrato in casa ma è stato addirittura soppiantato dallo smartphone.

Questa evoluzione del mondo digitale è stata percepita come fenomeno sociale che parzialmente aveva a che fare con le aziende e il ciclo dell’ordine del B2B: è triste scriverlo, ma è vero che in moltissime aziende la digitalizzazione percepita nel B2B è il passaggio dalla carta del catalogo allo spazio online dei siti, dall’ordine via fax  all’email con allegato, dalla fattura inviata via posta all’email o al portale aziendale.

Così nel 2018 tutte le aziende continuano a produrre documenti intelligibili come i PDF, a stampare le fatture e a spedire documenti via e-mail, proprio quando i recenti sviluppi normativi ci mettono di fronte ora ad un passaggio epocale che in tema di digitalizzazione propone strumenti che incideranno fortemente sulle organizzazioni aziendali, anche quelle più strutturate ed efficienti.

Le aziende hanno cominciato a fare i conti già dal giugno 2014 con la fatturazione elettronica, diventata obbligatoria verso la Pubblica Amministrazione. Forse però l’esperimento italiano è stato dichiarato un successo con troppa superficialità: sono stato infatti testimone di fatture elettroniche convertite in supporti cartacei e successivamente stampate dagli uffici della PA. “Tutto cambia perché nulla cambi”.

Tuttavia non tutti gli uffici della PA sono così poco organizzati: il successo è stato utilizzare il formato strutturato della FEPA (fattura elettronica pubblica amministrazione) per alimentare il sistema informativo automaticamente, senza l’intervento umano. Nel privato l’integrazione dei documenti è stato il primo obiettivo da raggiungere: gli utenti Metel, da anni, non solo hanno integrato la fattura ma anche l’ordine, la conferma d’ordine e la DDT. Il problema resta però nel fatto che le aziende sono digitalizzate a macchia di leopardo, e questa situazione sviluppa un’efficienza a due marce: molto valore per chi digitalizza i documenti del ciclo dell’ordine, ‘fermo immagine’ per  chi continua a mandare PDF allegati alle mail o utilizza siti proprietari.

Cosa succederà dal primo luglio 2018? Tutte le fatture per cessione di carburanti e che contengono CIG e CUP (non solo verso la PA, anche verso aziende private appaltatori della PA) dovranno essere inviate e ricevute in formato FEPA. L’Italia è apripista in Europa, ma tutti sperano in una proroga: non so dirvi se questa proroga ci sarà, ma ad oggi dal 1 gennaio 2019 tutte le fatture dovranno essere in formato FEPA.

Metel, che opera da anni pro-digitalizzazione, ha sviluppato quella parte di Industry 4.0 che è una componente imprescindibile della filiera, ed è pronta a smentire le statistiche di Boston Consulting Group che indicano la scomparsa di una azienda su tre per “mancata digitalizzazione”.

(Giorgio Casanova, Direttore Generale METEL)

 

La Redazione di WATT invita tutti i lettori a commentare questo editoriale e a scriverci la loro opinione in merito, che pubblicheremo sul prossimo numero della rivista

 

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