Scenari: Le password per il futuro

Alessandro Chelo si occupa di leadership e di talento. Su questi temi collabora con alcuni tra i più grandi gruppi industriali italiani e ha lavorato nel mondo dello sport al fianco di allenatori tra i più affermati. Le sue opere sono state tradotte in diverse lingue, tra cui il coreano e il giapponese.

Dal vocabolario di un autore particolarmente attento alle tendenze e alle trasformazioni dei comportamenti sociali (ha recentemente pubblicato per Guerini “Il tempo della leadership”, per Feltrinelli “Il coraggio di essere te stesso” e “Il dono dell’imperfezione”;  annovera tra i suoi format più innovativi “Fish Leadership”, che consiste in una giornata di alta formazione presso l’Acquario di Genova, incentrata su una originale metafora che prende spunto dal comportamento degli animali marini) proponiamo a seguire alcune ‘parole’ che hanno acquisito oggi un significato strategico per il nostro mercato.

Cambiamento. Il senso di incertezza e precarietà che contraddistingue il nostro tempo, determina nelle organizzazioni uno stato di “ristrutturazione continua”. Tutto deve cambiare, si pensa. Ma come si sa, il miglior modo per cambiare nulla è dichiarare che bisognerebbe cambiare tutto.

Talora questo stato di cose, questa continua e vana attesa di una nuova stabilità, viene vissuta come uno stato di “crisi permanente”, altre volte come un’emergenza continua.

Questa percezione di ristrutturazione continua determina però spesso un orientamento a rimandare le decisioni: prima dobbiamo riorganizzarci, si dice. Ma la riorganizzazione non finisce mai. Così, paradossalmente, quella che dovrebbe essere una ristrutturazione continua si trasforma in immobilismo.

Epocale. Siamo autorizzati a definire epocale un cambiamento quando esso determina nuove relazioni tra gli individui e un nuovo modo di rapportarsi tra ogni individuo e il mondo che lo circonda. Da questo punto di vista, parlare oggi di cambiamento epocale è certamente appropriato. La portata del cambiamento determinato dalla rivoluzione digitale e dalla globalizzazione impone di mettere mano a nuovi paradigmi interpretativi in ogni ambito del vivere sociale, compreso naturalmente quello aziendale e manageriale.

Leadership. Oggi, contrariamente a un tempo, la leadership non può più essere esercitata solo dal vertice e solo nei momenti di cambiamento e riposizionamento. Nel tempo del cambiamento continuo, l’esercizio della leadership deve essere permanente e diffuso.

Mentre un tempo il cambiamento, quantomeno in parte, si decideva e pianificava, oggi esso è indotto dalla forza delle cose, da una realtà così complessa che è ben difficilmente prevedibile e men che meno governabile. Il leader della nuova epoca non si distingue dunque per la capacità di gestire il cambiamento, ma semmai per la sua capacità di stare nel mondo che cambia.

Talento. Com’è noto, la pratica di talent management è finalizzata ad attrarre e trattenere nelle organizzazioni quelle risorse che più di altre possono fare la differenza per il successo dell’organizzazione: i cosiddetti talenti. La crescente necessità di operare a risorse scarse, impone pratiche non più finalizzate a individuare chi sono i talenti, ma quali sono i talenti di ciascuno.  Questo nuovo paradigma determina una maggiore responsabilità manageriale: non basta più dire tu sei un talento, tu invece no, il problema è tuo; diventa necessario dire in te vedo il talento, in te non ancora, il problema è mio.

Alessandro Chelo

Team. Dal punto di vista organizzativo, le imprese sono chiamate a ripensarsi e rappresentarsi come federazione di team, dove ogni team leader non si limita ad esprimere capacità manageriali, ma si muove anche sul piano della leadership e sa ben distinguere i due piani. L’attività del team leader è fortemente condizionata dalla possibilità di creare alleanze, promuovendo la diffusione della leadership e aiutano ogni componente del team a finalizzare i propri personali fattori di successo.

Diversità. La cultura del talento ci chiama a fare un passo indietro rispetto alla pretesa di omologazione dei comportamenti e degli stili. Se ognuno finalizza i propri personali fattori di successo, allora ognuno esprimerà un proprio stile personale.

È finito il tempo dei modelli stereotipati, dei cosiddetti modelli vincenti, occorre oggi accordandosi progressivamente con le proprie più autentiche corde e con i propri più intimi talenti. Dobbiamo farci una ragione del fatto che non abbiamo il potere di far cambiare gli altri, possiamo al massimo aiutarli a entrare in contatto più profondo con se stessi.

Valori. La nuova epoca ci chiama a fare riferimento a un valore antico divenuto di grandissima attualità: il valore dell’essenzialità. Esso deve essere così declinato: profondità dei pensieri, semplicità delle soluzioni, autenticità delle relazioni. Ogni manager può domandarsi attraverso quali azioni può declinare questi tre valori nell’organizzazione che dirige.

Unicità. La cultura della qualità ha determinato un’idea di miglioramento fortemente ancorata alla riduzione progressiva delle cause che generano non conformità. Certo, questa idea ha fatto progredire potentemente la qualità di molte organizzazioni, ma ha un limite: rende le organizzazioni migliori, ma non le rende uniche. Oggi, per competere con successo, essere migliori non basta più, occorre essere riconoscibili nella propria unicità.

Clienti. Il rapporto col cliente va oggi giocato su un nuovo piano che consenta di esprimere leadership verso il cliente. Occorre in sostanza evolvere dal piano del bisogno a quello del desiderio: il venditore è colui che desidera aiutare gli altri a realizzare i loro desideri. Per fare ciò, utilizza tutti gli strumenti di cui, fra i prodotti che propone: la vendita è una banale conseguenza di questo atteggiamento. Il cliente non è dunque un soggetto neutrale con bisogni oggettivi da soddisfare, ma un soggetto influente con desideri soggettivi da assecondare.

Competenze. I nuovi paradigmi manageriale e commerciale presuppongono l’adozione di un nuovo atteggiamento in generale, a tutto tondo, di un nuovo sguardo verso il mondo, verso il pianeta e i suoi abitanti. L’adozione di un nuovo atteggiamento presuppone un nuovo sguardo sul mondo. Tale sguardo non deriva dalla conoscenza di questa o quella tecnica, deriva invece dalla volontà di coltivare cinque meta-competenze, le meta-competenze che ci aiutano a disegnarci nel nuovo mondo e a viverlo consapevolmente: apertura mentale, attenzione alle persone, spessore relazionale, autonomia di giudizio, responsabilità individuale.

(Stefano Troilo)

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